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Carmyne Verducy

1) Da quanto tempo scrivi?

Ho iniziato a scrivere nel 1995, ma in realtà fino al 2000 non avevo composto molte poesie, era un atto non voluto, de-scrivevo le mie emozioni, che poi fossero composte in versi o in prosa non ci sarebbe stata differenza. A me risultava più semplice comporre versi che parlare di ciò che provavo con chi mi circondava. E questo facevo.

2) Scrivere e’ sempre stata la tua passione, come ti rivedi a distanza del primo lavoro che hai pubblicato?

Guarda, sembra esser accaduto secoli fa, eppure era il 2005. Ero chiuso e timido e mi vergognavo di scrivere, anche se non sono molto sicuro tutt’ora. Ma all’epoca decisi di realizzare il mio primo libro quasi per gioco e non credevo che quell’esperienza si sarebbe ripetuta. Oggi ho più consapevolezza, più coscienza nello scrivere e mi sento molto più maturo. Forse sto capendo ora cosa voglia dire essere uno scrittore e come essere uno scrittore.

3) Che cosa significa scrivere per te? Per chi si scrive oggi?

In una sera di novembre

Io non scrivo per me, né per nessun altro. Scrivo perché mi viene più spontaneo rappresentare ciò che provo in undeterminato momento esprimendolo in versi, piuttosto che parlando di me. Il mio lato più sensibile si capisce senz’altro dalle mie poesie, e non da come mi presento nel mondo reale o virtuale. Quindi potrei dire che scrivere vuol dire esistere, manifestare sé stesso.
Tutti sognano di avere prima o poi un’ampia platea a cui rivolgersi, e il web in questo è senz’altro utile, credo che il difficile sia capire fino a che punto un autore sia bravo. Tutti prima o poi scrivono una poesia, un racconto, o un testo più ampio, ma pochi lo scrivono utilizzando uno stile, una capacità espressiva tale da risultare credibili come professionisti del genere. Io tuttora non mi considero uno scrittore, o un poeta, e devo ancora capire chi è che decreta l’appartenenza a questa categoria.

4) Che cosa racconti nelle tue pubblicazioni e qual è il messaggio di fondo delle tue opere?

Non posso fuggire alla mia realtà di persona afflitta da disturbo bipolare, per cui racconto la mia sofferenza e i miei stati d’animo, ma cerco spesso di evadere dall’egocentrismo di chi soffre di depressione, così uso la mia empatia per immedesimarmi negli stati d’animo e nelle sensazioni provate da altre persone. A volte scrivo testi duri, a volte malinconici o liriche con cui cerco di far sognare e riflettere su temi quali la morte, la vita, l’aldilà, Dio, la donna, l’amore…

5) La malattia ti ha aiutato a migliorare il tuo pensiero?

La malattia, come qualsiasi evento che comporta un radicale mutamento delle nostre abitudini e della nostra esistenza, è stata l’unica costante della mia vita negli ultimi vent’anni. Una compagna che mi ha abituato a continui cambiamenti nello stile di vita, e nelle relazioni interpersonali. Tutto questo soffrire, il restare solo per giorni, settimane, mesi, anni, il percepirmi isolato ed unico anche quando stavo con gli amici o in famiglia, le mie psicosi, tutto ciò che ho provato mi ha fatto crescere, mi ha reso più profondo, portandomi ad essere un Sistema Aperto verso il mondo delle emozioni. E questo porta sofferenza ma anche euforia. Chi conosce il Disturbo Bipolare sa che esiste una correlazione fra questo ed arte, e la poesia in particolare è la forma più usata di espressione per i bipolari.

6) Scrivere come mezzo di comunicazione o come autoterapia?

Uno non esclude l’altro nel mio caso. Per anni ho scritto perché non trovavo altro modo di raccontare il mio dolore, e questo è comunicare, ma è anche autoterapia, anche se non ha effetti di soluzione del problema. Ultimamente mi è stato fatto notare che la mia poesia è catartica, ma questa evoluzione è stata possibile solo dopo aver accettato me stesso, e aver comunicato a chi amavo del mio malessere esistenziale.

7) Molti sono gli scrittori in Italia che tentano di emergere
nell’editoria nazionale. Secondo te è tempo sprecato visto che sempre più giovani sono concentrati sui social-network e quindi poco concentrati sui libri cartacei?

Il mercato del libro in Italia non ha ancora toccato la crisi che l’ha visto protagonista in USA, dove ormai gli e-book hanno superato i libri cartacei. Serve una distinzione fra e book, e social network. Nei primi l’autore continua a guadagnare e vivere di ciò che produce se è bravo e sa vendersi. O sanno venderlo. Il social network è più uno strumento di divulgazione, dove emergono “copia – incolla” realizzati da ragazzotti spesso senza talento, ma con ottima preparazione nel settore. Il social network è un amplificatore dei contatti.
Sempre per quel che riguarda l’Italia è ancora un buon mercato per chi sa come muoversi, ha ottimi contatti, e sa scrivere. Ma influenzano ancora troppo le carriere la politica, il nepotismo, e i vip. Analfabeti della TV o del calcio vendono più libri di un autore perché il loro marketing è micidiale, ma il testo è realizzato da ghost writer. Quindi alla tua domanda un giovane deve impegnarsi? Si. Abbiamo il dovere di farlo. Ha possibilità? Meno che in altri paesi, a prescindere dal mezzo usato.

8) Come ci si rapporta ad un pubblico poco vasto che cerca e vuole originalità ed emozioni insieme?

Scegli chi sei e cosa vuoi: vendere? Essere te stesso? E poi ti relazioni con il pubblico. Se vuoi vendere devi produrre un testo semplice, che piaccia al maggior numero di persone e squisitamente commerciale. Se vuoi essere te stesso pensi poi a vendere. La bellezza della poesia è l’esser un prodotto di nicchia. Nessuno può rivendicare talento se non ce l’ha nella poesia. E non c’è ghost writer che tenga.

9) A che cosa si ispirano le tue poesie? Ne esiste una in particolare a cui sei più affezionato?

Le mie poesie sono il risultato di riflessioni che mi accompagnano da anni, a volte, ma più spesso sono il risultato di un input che ricevo in un determinato istante. Un’immagine che mi si materializza nella mente e che io devo in ogni modo esprimere sotto forma di versi. Ma devo dire che l’analisi del testo e delle tematiche delle mie poesie non è un tema su cui mi son mai soffermato, ne ho realizzate oltre trecento, e i temi svariano molto, anche se la depressione è senz’altro il tema più ricorrente della prima raccolta. Non saprei individuarne una in particolare. Noto solo che da un anno a questa parte amo ciò che scrivo, e lo trovo sia strano che bello. Gratifica sempre dedicarsi a ciò che si ama fare.

10) Parlaci del tuo prossimo progetto. Anticipaci qualcosa…

Sto realizzando due libri. Il primo racconta il mio ricovero in una clinica psichiatrica avvenuto nel 2008 e da me voluto, lo scopo che mi pongo con questo testo è il narrare le vite, i drammi, le esperienze di tutti i degenti che ho conosciuto, e la condizione dei malati psichici nell’Italia d’oggi. Il secondo è una nuova raccolta di poesie, che sarà arricchita dalla presenza di alcune fiabe morali, fra cui “Il bambino che scriveva sulla sabbia” che spopola in internet e che purtroppo non ha quasi mai la citazione dell’autore, io.

Tratto da: “Habla con Gian: intervista di Carmyne Verducy