Il guerriero che cacciò la propria ombra

Nelle praterie americane vi era un indiano Lakota che non riusciva a legare con nessuno all’interno della sua tribù. Era sempre triste e aveva mille paure. Si sentiva diverso dagli altri guerrieri, e mal sopportato. Fu per questo che una notte chiese a Wakan Tanka di distruggere la sua ombra: il suo lato oscuro.
Il dio generatore del mondo lo accontentò e la portò via con sé durante la notte.
Il guerriero non sapeva che l’ombra non era solo fonte di paure e di sconforto, ma era una parte fondamentale di sé. Cosa sarebbe stato senza questa parte della sua identità?
I giorni passavano e lui non temeva nulla e nessuno, combatteva contro i Crow, cacciava i bisonti come mai aveva fatto, era rispettato e temuto da tutti. Temuto si: perché non aveva paura di nulla. E chi non teme mette sgomento, suggestione. Così si ritrovò ancora solo, ancora evitato da tutti, e mentre prima i bambini lo adoravano, ora lo evitavano.
Ogni giorno che passava capiva che qualcosa non andava in lui, che era sempre felice: troppo su di giri. Non sapeva contenersi ed era violento e privo di pudore.
Da un certo lato questa nuova vita gli piaceva, ma quando si girava e vedeva che era privo di ombra capiva di non essere più lo stesso di prima.
Una sera pregò Wakan Tanka di restituirgli l’ombra, aveva anche bisogno di esser triste, aver paura, piangere, per essere un uomo… Spesso si impara di più nella sofferenza che nella felicità. E le sconfitte fanno maturare.
Il dio Sioux gli restituì l’ombra, che era impaurita e sola. Perché anche l’ombra ha bisogno di essere amata.

In fin dei conti un uomo senza ombra può essere un uomo vero?

 

Il costruttore e il distruttore (Fiaba)

Un uomo un giorno alzò un muro in un terreno. Sognava già di costruire una casa a partire da quei pochi mattoni quando si coricò alla sera.
Nella notte un vicino arrabbiato con lui per questa decisione decise di abbattere quel muro, ma con una immensa fatica riuscì a buttarne giù solo la metà.
Il giorno dopo il Costruttore si rese conto del danno subito e, guardando il muro semidistrutto, scoppiò a piangere disperato. Eppure non si arrese, e rialzò il muro così com’era prima, iniziando persino il muro attiguo.
Anche quella notte il rivale tornò per terminare l’opera di distruzione, ma si trovò di fronte al muro rialzato ripristinata dal Costruttore. Adirato ricominciò a distruggere tutto ciò che riusciva, ma dovette lasciare in piedi il primo muro. Era troppo faticoso portare a termine l’opera di demolizione.
Alzatosi la mattina seguente il Costruttore vide che il primo muro era ancora in piedi, così decise di continuare a costruire la propria casa aggiungendo un muro nuovo. Continua a leggere “Il costruttore e il distruttore (Fiaba)”

La Goccia e la Roccia (Fiaba)

Un giorno una piccola Goccia incontrò una grande Roccia sul proprio cammino. Non le era più possibile seguire la strada che l’avrebbe portata a realizzare il proprio sogno doveva passare oltre questa, ma non sapeva come. Chiese così alla Roccia: “Sorella di pietra, imponente e forte materiale che genera la Terra intera. Tu che sorreggi le case, e dividi l’uomo dall’abisso, ti chiedo di farmi strada, di farmi passare. Perché io non debba farmi strada per conto mio.” Continua a leggere “La Goccia e la Roccia (Fiaba)”

Il bambino che scriveva sulla sabbia (Autore Alessandro Bon)

Un bambino tutti i giorni si recava in spiaggia e scriveva sulla spiaggia: “Mamma ti amo!”; poi guardava il mare cancellare la scritta e correva via sorridendo.

Un vecchio triste passeggiava tutti i giorni su quel litorale, e lo vedeva giorno dopo giorno scrivere la stessa frase, e guardare felice il mare portargliela via. Fra sé e sé pensava: “Questi bambini, sono così stupidi ed effimeri.”

Un giorno si decise ad avvicinare il bambino, non avrà avuto più di dieci anni, e gli chiese: “Ma che senso ha che tu scriva “Mamma ti amo!” sulla sabbia che poi il mare te la porta via. Diglielo tu che le vuoi bene.”

Il bambino si alzò, e guardando l’ennesima scritta cancellata dall’acqua salata disse al vecchio: “Io non ce l’ho la mamma! Me l’ha portata via Dio, come fa il mare con le mie scritte. Eppure torno qui ogni giorni a ricordare alla mamma e a Dio che non si può cancellare l’amore di un figlio per la propria madre.”

Il vecchio si inginocchiò, e con le lacrime agli occhi scrisse: “Nora. Ti amo!”; era il nome della moglie appena morta. Poi prese il bimbo per mano e assieme guardarono la scritta sparire.

Questo testo è mio, l’ho scritto nel 2009, ma è stato riprodotto senza citare l’autore. Grazie a Voi che vi ricorderete il mio nome Alessandro Bon

L’uomo mite e il terremoto

Un giorno un enorme cataclisma si scatenò sulla Città di Sale, tutto crollava, le persone gridavano impaurite, il terrore e le lacrime segnavano i volti dei cittadini.

Un vecchio se ne stava in disparte, gettando sassi nel ruscello che placido passava di fianco alla città, indifferente a tutto ciò che attorno a lui accadeva.

Finito il terremoto, gli abitanti circondarono il vecchio gridandogli in faccia la loro indignazione, e chiedendogli il perché non fosse terrorizzato. Era questo che li infastidiva, non tanto il suo non intervenire, ma l’apatia con cui aveva vissuto la catastrofe. Continua a leggere “L’uomo mite e il terremoto”