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Vi era un uomo, che tutti i giorni trascorreva ore a riordinare un vecchio magazzino. “Qui vi è tutto il mio passato.” diceva a chi gli chiedeva cosa facesse tutto il giorno in quel luogo.

Era strano, sembrava gli interessasse solo mettere ordine in quel magazzino, e non avesse più una vita a cui dedicarsi. Vi erano centinaia di scatoloni, che apriva e chiudeva in continuazione. Li spostava da uno scaffale all’altro, spolverava il contenuto e sospirava pensando al bei tempi andati.

Un giorno c’era un sole bellissimo che sembrava chiamare il mondo ad essere gioioso. Ma lui decise di passare la giornata lì dentro. A ricordare il passato.

Una vecchia lettera d’amore scritta su carta ormai ingiallita gli ricordò una ragazza che aveva amato, ma che ora nella sua vita non c’era più. E gli cadevano le lacrime pensando ai figli che avrebbero potuto avere e alla casa che avrebbero realizzato.

Un vecchio disco gli fece ricordare quand’era giovane e quanto si divertiva a ballare con gli amici. Ora che poteva camminare solo con l’aiuto di un bastone non poteva certo divertirsi come a quei tempi!

Ah, il vecchio curriculum, cosa avrebbe potuto fare nella vita se non fosse stato così timido, se avesse potuto avuto più coraggio, se fosse stato più determinato. E via con i rimpianti di quando era giovane e forte e aveva grandi aspirazioni.

Arrivò sera, il bel sole lasciava spazio al tramonto che pareva così malinconico, e quell’uomo decise di tornare a casa, ma mentre era per strada si accorse che c’erano dei ragazzi che ridevano spensierati, e una palla gli rotolò fino a toccargli il bastone. “Che bravo ero da ragazzo a giocare.”

Si avvicinò a lui un giovane, era su una sedia a rotelle, non aveva capelli e grosse occhiaie gli segnavano il viso. “mi passa la palla per favore?” Disse il ragazzo. L’uomo la prese e gliela diede in mano. Ma guardando allontanarsi quella carrozzella non riuscì a trattenere una domanda: “Perché sei felice se stai così male!” Il ragazzo si girò e guardò l’uomo che era sbiancato per la domanda assurda che aveva posto. “Rido perché ho tutta la vita davanti. Sai non è importante quanto duri una vita, ma quanto tu riesca a goderne. Non so se sopravviverò questa volta, ma non è meglio se cerco di usare il tempo che mi resta per ridere? Anche se si tratterrà di soli sei mesi o di sessant’anni è pur sempre una vita da vivere.”

L’uomo gli chiese la palla e vedendola arrivare la calciò via prese la carrozzina del ragazzo e la spinse  fino al piazzale dove giocava con gli amici. Quella sera decise che avrebbe giocato con il ragazzo tutti i pomeriggi, quel ragazzo tanto giovane da potergli insegnargli a vivere.

(Attenzione questo testo è di proprietà intellettuale di Alessandro Bon se volete usarlo dovete citare l’autore)

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