Nel grembo di Madre Natura

10427674_817730131612965_463447378000112775_nCulla il mare i nostri corpi,
le onde ci fanno oscillare,
come feti nel grembo,
come gemelli mai nati.

E’ Madre oggi il Mare,
e l’acqua è l’amnios,
e l’acqua da vita.

Son stata figlia anch’io,
madre non lo so.
Son stata figlia io.

Ti racconterò favole africane,
di terre verdi e vergini,
di grandi guerrieri,
di animali maestosi.

Saremo legati per sempre,
nel grembo di nostra madre,
nella ricerca di un futuro,
anche se tu non hai passato

© Alessandro Bon

Questa poesia è stata dedicata alla madre che morì assieme al figlio. Questi nacque mentre lei annegava e ritrovarono i loro corpi ancora legati con dal cordone ombelicale in quel 3 ottobre 2014

Se ti è piaciuta questa poesia devi sapere che questa è stata inserita nel mio nuovo libro:

—-> La persistenza della memoria

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Spesso

447c6e9fdd_7028402_lrgSpesso mi siedo a pensare…
Al vuoto., al pieno…
Al nulla… a tutto…

Spesso mi desto dal sogno
che mi lega alla vita,
che mi fa sentire puro,
che mi rende unico.

La vita è come la pioggia:
le lacrime cadono
su ampie distese di nulla
e prosperano fra l’erba risorta.

La notte la passo seduto,
guardando il porto:
fermo buio e desolato.
Mi ricorda il mio cuore.

L’amore che sento per te,
è come l’arcobaleno,
dona colori ad un mondo
grigio dopo la tempesta.

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Mitakuye Oyasin

Credit, foto di: Darko Bandic

Credit, foto di: Darko Bandic

Occhi che guardano,
dispersi nel vuoto
Orecchie che ascoltano,
lingue sconosciute.

Come posso non capire.
Come posso non intervenire.

Mani giunte in preghiera,
mani tese a elemosinare.

Dio, cosa hai fatto?
Dio, perché esiste la sofferenza?

Bimbi sfruttati,
donne vendute,
schiavi deportati,
guerre tribali.

Il terzo millennio….
La storia del Figlio dell’uomo…
la storia di Cristo è inutile.

 

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Il fiume

Il Gange

Il Gange

Nascere alla base di un monte.
Piccola sorgente d’acqua
che sale verso la cima.

Crescere mentre si sale,
nutrirsi di esperienze e sofferenze.
Aumentare la capacità di reagire
a ostacoli non previsti.

Spostarsi dal proprio letto,
adattarsi a dove ci è concesso scorrere.

Incontrare alberi fioriti o morti.
Lasciare morire chi lo vuole,
dare la vita a chi te la chiede.

E una volta in cima al monte,
ritrovarsi pieni di esperienze e d’amore.
Ma con nessun mare in cui poter sfociare.

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Le ali spezzate – Kahlil Gibran

e61b117a73_5706103_lrgFarò della mia anima uno scrigno per la tua anima,
del mio cuore una dimora per la tua bellezza,
del mio petto un sepolcro per le tue pene.
Ti amerò come le praterie amano la primavera,
e vivrò in te la vita di un fiore sotto i raggi del sole.
Canterò il tuo nome come la valle canta l’eco delle campane;
ascolterò il linguaggio della tua anima
come la spiaggia ascolta la storia delle onde.
(da Le ali spezzate – Kahlil Gibran)