Caro diario…

Caro diario quest’anno è stato davvero duro sotto molti aspetti, ma sai cos’ho imparato? Ho imparato a dividere le sofferenze che appartengono al vissuto di tutti i giorni, al senso comune, da quelle della malattia. Questo è un grande passo avanti e posso affermare con sicurezza che è un passo fondamentale verso un Io migliore. Ho imparato dagli altri, da chi mi ha aperto il cuore, da chi mi ha raccontato il suo vissuto, da chi mi è stato vicino, ma soprattutto da me stesso. E’ proprio vero che tutte le risposte che cerchiamo son già dentro noi, ma che ci rifiutiamo di accettarle. Eppure in questo momento ho paura, ho paura di ciò che mi aspetta nel mondo reale dopo aver appreso questa ennesima lezione.

Ho fatto soffrire amici, e amiche, e loro han fatto soffrire me. Ho imparato che nell’era del sempre connesso è più facile perdere i rapporti che tenere i legami. E’ più facile dire: “Non ho tempo.”; che cercare tempo. E’ più facile dire: “Ti voglio bene!”; che fare un gesto di affetto. Verba volant, scripta manent”. Ho perso di vista amici perché non hanno i soldi sul telefonino, ma molte case e lavori importanti. Ho perso amici perché mi rifiuto di crescere, e ho ancora paura di uscire. Ho perso amici perché son andato a vivere da solo, e da allora è diventato difficile fare qualche chilometro per venire a trovarmi. Anche quando stavo male. Hai notato che è più facile fare 30 km per andare a mangiare, o a divertirsi, ma è faticoso percorrere la stessa distanza per andare a trovare un amico? O che si spendono più volentieri due euro per un gelato piuttosto che per telefonargli? Continua a leggere “Caro diario…”

Un lungo silenzio

E’ dall’otto maggio che non pubblico nulla nel mio blog, non è stata pigrizia ma malessere, chi mi conosce sa che soffro di disturbo bipolare, e che non è facile convivere con una patologia che assume sempre nuove forme. E’ difficile far capire a chi ti sta accanto ciò che provi.

E mi rifugio in un silenzio assordante, perché è così lontano il mondo reale da te. Chi mi circonda continua a chiedermi cosa ci sia che non va, ma non accetta la risposta. Non vogliono risposte, ma rassicurazioni, non vogliono capire perché soffro, ma sentirsi rassicurati. E la non comprensione porta a nuove tensioni, come se io ne avessi bisogno.

Lo so che al di là dello specchio, nella realtà parallela che io non vivo, il mondo è più veloce, ha altri ritmi, e non ha tempo di accettare le mie diversità, le mie crisi, le mie necessità di essere me stesso, ma io non posso combattere contro la mia natura. E’ in essa che vivo. A nessuno dovrebbe essere imposto di essere un “altro sé”, ma troppo spesso chi è in una condizione dominante vuole omologare chi lo circonda, cercando di trovare una scusa suprema per giustificare questa violenza.

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Siamo tutti la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto (Alessandro Bon)

Vi era un vecchio sporco e con una barba lunga e incolta, i suoi abiti erano luridi, la sua pelle ricordava i fondali di quei laghi su cui da tempo non cade acqua, le sue unghie, lunghe e sporche, raccontavano l’incuria in cui era caduto da troppo tempo, i suoi occhi, semichiusi e tristi, erano scomparsi dietro il nero del grasso d’auto e lo sporco che gli segnava il viso, aveva denti gialli, e non tutti erano ancora presenti in quella bocca tanto maleodorante.

“Fai schifo!” – Si sentiva dire tutti i giorni, e vedeva nuvole di saliva cadergli vicino, sputi lanciati da ragazzotto ben vestiti e con bei telefonini, che uscivano da scuola con un bel sorriso di chi sente il futuro risplendere sul proprio orizzonte. Continua a leggere “Siamo tutti la prima e l’ultima lettera dell’alfabeto (Alessandro Bon)”

Caro 2012 sai io ho imparato… e tu cosa mi insegnerai?

Caro 2012, che tu sia un numero o che tu sia una data non lo so, certo ho letto molto delle interpretazioni che danno la fisica e la metafisica circa il significato del tempo, ma in realtà, scusami se mi permetto “tutto è soggettivo”, e il tempo non è altro che lo scorrere della vita per ogni singolo soggetto, non possiamo certo definire chi è giovane, né chi è vecchio, un evento che dura troppo da un evento che dura troppo poco. Gli stessi spettatori di un film potrebbero avere opinioni diverse circa il medesimo, seppur seduti affianco durante la proiezione per uno di loro potrebbe risultare troppo lunga, mentre l’altro potrebbe affermare che sperava non finisse mai. Eppure il film era durato un’ora e mezza per entrambi. Continua a leggere “Caro 2012 sai io ho imparato… e tu cosa mi insegnerai?”

Ciao 2011, sai che c’è? Che non sei stato così male…

Questo 2011 è stato sorprendente, per certi versi unico. E’ incredibile come una serie di eventi mi abbiano portato ad essere amato da così tante persone.
Non so mai da dove iniziare a fare dei bilanci, perché rischio sempre di poter cadere nella retorica, e nella tristezza, perché so che la mia è una vita condizionata da una malattia che non mi lascia mai stare, e che crea voragini incolmabili nell’anima, ma che è allo stesso tempo una vita che va vissuta… Continua a leggere “Ciao 2011, sai che c’è? Che non sei stato così male…”