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L'amico ti accompagna per sempre

Non sono mai stato bravo a crearmi amici, e questa è senz’altro una mia colpa. Non posso pensare di dare la colpa agli altri dei miei errori, lo stesso discorso vale per le donne che mi son trovato, spesso bellissime, ma mai serene e capaci di interagire con me. Che sereno e capace d’interagire non sono.

Qualche anno fa vedendo gli amici comparire e scomparire dalla mia vita, così ho coniato una “massima” una “sentenza”: “Vedo ombre all’orizzonte”, le ombre sono create da una luce proiettata su un oggetto, e da questa

Oggi mi rendo conto che la vita è una ragnatela di affettività, di reciprocità, di rispetto, in cui ognuno di noi interagisce, e ne è attore. Ed ognuno di noi entra in vari palchi, in varie opere, in varie storie. C’è chi fa la comparsa, chi è attore principale, ma ognuno di noi lascia un segno, spesso indelebile in questa grande commedia che è la vita. Il vero problema è che non siamo capaci di capire il segno che abbiamo lasciato, né l’effetto che esso ha prodotto sugli altri, e di riflesso su di noi. Invece tendiamo a spersonalizzare le relazioni umane come un , vederle come un qualcosa che non ci riguarda, che va al di là della nostra volontà. Gli altri ci appaiono come dei computer, o una TV che una volta spenti noi cancelliamo, o accantoniamo da qualche parte. E capita che chiamiamo amico chi non ha un secondo per noi. Chi non ci pensa, chi non ci invia un messaggio, chi non ci ama davvero. E sprechiamo il termine amico, per persone che non lo meritano, o che forse si credono tali.

L'amicizia è comunanza

L’amico “dipende” da te, e tu da lui, eppure questa relazione non è sempre biunivoca, ma spesso solo univoca. E’ triste quando sei sempre tu a dover cercare l’altro, a dover sentire la necessità della sua voce, del suo amore. Gli amici, nell’era del sempre connesso, sono esattamente gli amici di una volta. Essi sanno che tu esisti, e la tua esistenza li rende più forti. Così, come ai tempi del sempre connesso basta poco per far sentire una persona importante: scrivergli due righe. Il pensierino del bambino delle elementari basta. Ma anche questo risulta difficile.

La mia colpa è quella di essere troppo solitario, problematico, fiero. Una palla al piede avere uno come me vicino forse… Ma poi ricevi gesti d’amicizia, gesti d’amore, attestati di stima… E poi il nulla…

Lo so, mi son dato la colpa, e riceverò colpe, e tanti: suvvia non sei solo, suvvia ci sono io. Non è vero. E’ falso. I veri amici, quelli con cui hai pianto abbracciato scompaiono… costa troppo “un ciao….”

Per questo… con settembre interromperò rapporti con varie persone.

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