Giovanni Falcone: il ricordo di Ilda Boccassini

“Voi avete fatto morire Giovanni, con la vostra indifferenza e le vostre critiche; voi diffidavate di lui; adesso qualcuno ha pure il coraggio di andare ai suoi funerali”  rivolgendosi ai colleghi nell’aula magna del Tribunale di Milano. E poi affermerà:

“Due mesi fa ero a Palermo in un’assemblea dell’Anm. Non potrò mai dimenticare quel giorno. Le parole più gentili, specie da Magistratura democratica, erano queste: Falcone si è venduto al potere politico. Mario Almerighi lo ha definito un nemico politico. Ora io dico che una cosa è criticare la Superprocura. Un’altra, come hanno fatto ilConsiglio superiore della Magistratura, gli intellettuali e il cosiddetto fronte antimafia, è dire che Giovanni non fosse più libero dal potere politico. A Giovanni è stato impedito nella sua città di fare i processi di mafia. E allora lui ha scelto l’unica strada possibile, il ministero della Giustizia, per fare in modo che si realizzasse quel suo progetto: una struttura unitaria contro la mafia. Ed è stata una rivoluzione.”

Sui Magistrati di Mani pulite: “Tu, Gherardo Colombo, che diffidavi di Giovanni, perché sei andato al suo funerale? Giovanni è morto con l’amarezza di sapere che i suoi colleghi lo consideravano un traditore. E l’ultima ingiustizia l’ha subìta proprio da quelli di Milano, che gli hanno mandato una richiesta di rogatoria per la Svizzera senza gli allegati. Mi ha telefonato e mi ha detto: “Non si fidano neppure del direttore degli Affari penali”

“Né il Paese né la magistratura né il potere, quale ne sia il segno politico, hanno saputo accettare le idee di Falcone, in vita, e più che comprenderle, in morte, se ne appropriano a piene mani, deformandole secondo la convenienza del momento.[…] Non c’è stato uomo la cui fiducia e amicizia è stata tradita con più determinazione e malignità. Eppure le cattedrali e i convegni, anno dopo anno, sono sempre affollati di “amici” che magari, con Falcone vivo, sono stati i burattinai o i burattini di qualche indegna campagna di calunnie e insinuazioni che lo ha colpito” intervista a La Repubblica del maggio 2002.

Pubblicato da alessandrobon

Alessandro Bon nasce a Venezia il 30 luglio 1975. "Non mi son mai sentito uno scrittore" - dice spesso; eppure ha già pubblicato tre libri, e avuto riscontri da molti autori prestigiosi. Pubblica nel 2005 il libro "Gocce d'acqua in un mare di petrolio", la sua prima raccolta poetica; In quell'anno, dopo una grave fase bipolare, scrive il suo secondo libro: "Abbiate fede... il domani sarà meraviglioso"; un'autobiografia coraggiosa in cui racconta la sua vita e l'esperienza della psicosi. Sempre in quel periodo scrive oltre cento poesie, che 5 anni dopo diverranno la sua terza opera: "In una sera di novembre", raccolta poetica musicata dal Maestro Giuseppe Marotta, ex Direttore d'Orchestra del "Gran Teatro La Fenice".

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