Una goccia di sudore

rugiada

 

Dalla fronte nacque
come rugiada su un petalo
come un ruscello da una fonte.

L’acqua trova sempre la sua strada
così lei si avventurò sola,
verso la foce.

Incontrò rughe, profonde cicatrici,
raccolse sale e vita
la pelle si nutrì di lei e lei si nutrì dalla pelle.

L’occhio si lasciò superare,
poi lei si scostò da esso e cadde a terra
come cade un frutto maturo.

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Questo testo è di Proprietà intellettuale di Alessandro Bon può essere usato solo citando l’autore Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License.

Al mai nato

603657_1393992554203199_409113313_nGli occhi socchiusi,
un corpo estraneo si fa strada,
il piacere aumenta,
e le labbra si lasciano mordere.

Un piccolo seme vien lanciato nel pozzo,
ammaliato dal profumo di donna:
l’incontro è vita.

Due corpi generano amore,
e la simbiosi è perfetta.
Paura, felicità, amore,
tutto è condiviso…
neppure fossero tutt’uno.

Cresce il frutto dell’amore,
ma non è voluto,
e lui si sente prigioniero.

Angoscia, solitudine, disperazione
si fanno largo in lei,
mentre non sa che fare
del mostro che la sta divorando.

Il volto è sereno,
la voce ferma rassicurante,
il dado è tratto.
Il cavaliere ucciderà il drago,
e la fanciulla sarà libera.

Il tempo si ferma:
il padre sorride,
la madre piange,
il medico la consola,
il feto è solo.

Il mostro è morto.

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“La persistenza della memoria in ebook”

fronte2Cari amici è uscita anche l’edizione in ebook del mio nuovo libro “La persistenza della memoria” e vi posso garantire che è una grande soddisfazione per me perché mi permetterà di condividere con voi una parte fondamentale della mia vita. Il prezzo credo sia allettante poco più di un cappuccino e una brioche. Ma vi garantisco che vale molto di più.
All’interno potrete trovare la mia più recente produzione poetica accompagnata da un intermezzo di fiabe e una mia breve biografia che ho deciso di chiamare “Il cammino di Alessandro”
Ho già ricevuto ottimi riscontri, fra cui la recensione del professor Mario Guaranì Galzigna, inoltre una mia poesia “Anime Gemelle” è stata presentata alla “Biennale di poesia di Mosca” nel 2010.

Spero di avervi convinti a comprarlo e a consigliarlo grazie al lavoro che ho realizzato negli ultimi anni di divulgazione del mio lavoro attraverso il web, i Circoli di poesia e alcuni incontri nelle scuole superiori.

A voi la lettura…

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La tela del ragno (poesie 2015)

ragnaTela

Un ragno tesseva la tela,
paziente disegnava la sua rete,
aspettando mite la cena.

Un colpo di vento spezzò i fili
e tutto quel lavoro parve sparire,
dondolando nella brezza serale.

Imperterrito continuò a realizzare il suo lavoro,
sembrava non preoccuparsi del danno,
era troppo importante finire l’opera.

Un bimbo osservandolo stupito
chiese al padre perché non si adirasse con il vento
che impunemente distruggeva la sua trappola.

Il vento allora baciò la fronte del padre
e dai suoi occhi cadde una lacrima
e si sentì più forte che mai.

 

“Where the wild roses grow” di Nick Cave ovvero l’amore malato

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Mi chiamano Rosa Selvatica
Ma il mio nome era Elisa Day
Non so perché mi chiamino così
Il mio nome era Elisa Day

Capii che era lei che volevo fin dal primo giorno
Mentre mi fissava e mi sorrideva
Perché le sue labbra avevano il colore delle rose
Che crescono lungo il fiume, sanguigne e selvatiche

Quando bussò alla porta e si fece avanti
Il mio tremito si calmò nel suo caldo abbraccio
Sarebbe diventato il mio primo uomo e con mano gentile
Asciugò le lacrime che mi scendevano lungo il viso

Mi chiamano Rosa Selvatica
Ma il mio nome era Elisa Day
Non so perché mi chiamino così
Il mio nome era Elisa Day

Il secondo giorno le portai un fiore
Era più bella di ogni altra donna che avessi mai visto
Le dissi: “Conosci il posto dove crescono le rose selvatiche
Così dolci, scarlatte e libere?”

Il secondo giorno lui arrivò con una rosa rossa
Disse: “Mi darai la tua perdizione e il tuo dolore?”
Dal mio letto feci cenno di si
Mi disse: “Se ti mostrerò le rose mi seguirai?”

Mi chiamano Rosa Selvatica
Ma il mio nome era Elisa Day
Non so perché mi chiamino così
Il mio nome era Elisa Day

Il terzo giorno mi portò al fiume
Mi mostrò le rose e ci baciammo
E l’ultima cosa che sentii fu una parola sussurrata
E lo vidi sopra di me con un sasso nel pugno

L’ultimo giorno la portai dove crescevano le rose selvatiche
Si distese vicino all’acqua, il vento era lieve come un ladro
E con un bacio d’addio dissi: “Tutta la bellezza muore sempre”
Poi mi curvai e le piantai una rosa fra i denti

Mi chiamano Rosa Selvatica
Ma il mio nome era Elisa Day
Non so perché mi chiamino così
Il mio nome era Elisa Day
Il mio nome era Elisa Day
Il mio nome era Elisa Day
Il mio nome era Elisa Day