Mese: febbraio 2016

Funeral Blues (Wystan Hugh Auden)

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Foto di Erwin Olaf Springveld

Fermate gli orologi, tagliate i fili del telefono
E regalate un osso al cane affinché non abbai,
Faccia silenzio il pianoforte e tacciano i risonanti tamburi
Che avanzi la bara, che vengano gli amici dolenti.

Lasciate che gli aerei volteggino nel cielo

E scrivano l’odioso messaggio lui è Morto,
Guarnite di crespo il collo bianco dei piccioni e
Fate che il vigile urbano indossi lunghi guanti neri.

Lui era il mio Nord, era il mio Sud , era l’Oriente e l’Occidente,
I miei giorni di lavoro, i miei giorni di festa,
Era il mezzodì, la mia mezzanotte, la mia musica, le mie parole;
Credevo che l’amore potesse durare per sempre: era un’illusione.

Offuscate tutte le stelle perché non le vuole più nessuno;
Buttate via la luna e tirate giù il sole;
Svuotate gli oceani e abbattete gli alberi.
Perché da questo momento niente servirà più a niente.

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Mente Retta e Mente Confusa

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400574_516100088427910_1174307931_nLa Mente Retta è la mente che non rimane in un solo punto. E’ la mente che si estende in tutto il corpo e in tutto l’essere.
La Mente Confusa è la mente che, pensa solo a qualcosa, si fissa in un solo punto.
Quando la Mente Retta si fissa e si attarda in un solo punto, diviene quella che noi chiamiamo Mente Confusa.
Quando la Mente Retta si perde, le sue funzioni risultano alterate. Per questo motivo è importante non perderla.
Quando non rimane in un solo luogo, la Mente Retta è me l’acqua. La Mente Confusa, inece, somiglia al ghiaccio, con il quale non potete lavarvi le mani o la testa. Quando il ghiaccio si fonde, ridiventa acqua e fluisce ovunque, e con essa potete lavare le mani, i piedi e qualsiasi cosa.
Se la mente si fissa in un solo punto e si attarda su un’unica cosa, è come acqua ghiacciata, che non è possibile utilizzare liberamente: il ghiaccio non può lavare le mani e i piedi. Quando la mente si scioglie, fluendo in tutto il corpo come l’acqua, può essere inviata ovunque si vuole.
Questa la Mente Retta.

Nella mia valigia (poesia)

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valigiaAvevo riposto i miei sogni in una valigia,
erano fatti d’aria
e d’acqua limpida e pura.

L’avevo nascosta in un armadio,
sommergendola di carte e stracci,
abbandonandola alla polvere,
e all’indifferenza.

Gli incubi avevano riempito le mie notti,
e di giorno non sapevo più sognare.
Vivere era diventato così faticoso.

Non trovavo più alcuno scopo,
né un obiettivo da raggiungere.
La strada che percorrevo era buia e nefasta.

La valigia era coperta di polvere,
ma era rimasta chiusa,
sola come un’amante fedele.

L’aprii per caso,
trovandola troppo leggera,
e capii che i sogni non hanno peso.

E non comporta fatica cercare di viverli

 

———>   E’ uscito il mio quarto libro: La persistenza della memoria:

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Il libro è in vendita in oltre 4500 librerie e on line:

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Questo testo è di Proprietà intellettuale di Alessandro Bon può essere usato solo citando l’autore Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License.

Unità, ordine, provvidenza

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A_rose_in_the_wind_by_FrozenStarRo-mOgni qualvolta che ti turbano nel profondo eventi che intorno ti si addensano, rapido ritorna in te stesso; e più di quanto necessità ti costringe, non allontanarti da un’ordinaria e armoniosa dignità d’azione. Oh! sarai più valente nella scienza del ritmo e dell’armonia se ininterrottamente ad essa ritorni.

Marco Aurelio
Colloqui con sé stesso

Ali di plastica

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Сristie Henry
Immagine di Сristie Henry

Avevo poggiato un paio d’ali su una finestra,
certo non avevan piume,
ma erano di plastica.

Quelle ali che alcuni mettono a carnevale,
soprattutto le bimbe per sembrar fate.
Non ricordo perché le avevo comprate,
non certo per me.

Avevo chiuso l’uscio della stanza,
e lasciato socchiuse le finestre,
poi, intorpidito dal sonno,
mi coricai a letto, solo come sempre.

Mi sveglia in cielo con immense ali d’aquila,
sorvolavo la pianura padana,
mi sentivo finalmente vivo,
leggero come un aliante.

Gli occhi vedevano il mondo di sotto,
il cuore batteva forte,
e finalmente capivo le proporzioni delle cose,
ma anche delle persone.

Ero a letto quando mi svegliai,
e non avevo più ali,
né d’aquila sulle spalle,
né da fata sulla finestra.

Giù, nel cortile, una bimba cantava,
le ali da fata la facevano sognare,
e io mi ricordai perché le avevo sulla finestra,
erano cadute dal piano di sopra sul terrazzo…

Eppure, ero stato aquila anch’io…
Pur sempre con ali da fata,
pur sempre con ali di plastica.

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Vorrei essere il tuo diario

Postato il Aggiornato il

images (5)Vorrei essere il tuo diario.
Vorrei che tu riempissi la mia vita
di pagine piene d’amore e di gioia,
di lacrime e dolore, di figli e notti in bianco.

Vorrei che imparassi a parlarmi,
a raccontarmi del tuo cuore.
Vorrei che il mio cuore
si riempisse delle tue parole,
e che vivesse solo per te.

Vorrei che il nostro diario
fosse lungo una vita, e che solo Dio
riuscisse a scrivere la parola fine.

 

———>   E’ uscito il mio quarto libro: La persistenza della memoria:

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223727_528452623849637_1776198577_nIl difficile e il facile si completano a vicenda,
lungo e corto si formano in reciproco scambio,
alto e basso capovolgono l’uno all’altro.
Il suono e il tono si accordano a vicenda,
il prima e il dopo si seguono l’un l’altro.
Per questo l’uomo saggio agisce senza agire
e insegna per davvero senza insegnare.
Favorisce il germogliare degli infiniti esseri
senza impadronirsi mai di loro,
ne aiuta lo sviluppo senza indirizzarli.
Non si sofferma sull’opera compiuta
e, non, fermandosi, non ne resta escluso.

Non dando valore alle cose preziose,
la gente smette di rubare.
Non aver niente da bramare
fa si che il tuo cuore sia mai turbato.