Archivio mensile:febbraio 2016

Sonetto 43 (Shakespeare)

William Shakespeare

Quanto più chiudo gli occhi, allora meglio vedono,
perché per tutto il giorno guardano cose indegne di nota;
ma quando dormo, essi nei sogni vedono te,
e, oscuramente luminosi, sono luminosamente diretti nell’oscuro.

Allora tu, la cui ombra le ombre illumina,
quale spettacolo felice formerebbe la forma della tua ombra
al chiaro giorno con la tua assai più chiara luce,
quando ad occhi senza vista la tua ombra così splende!

Quanto, dico, benedetti sarebbero i miei occhi,
guardando a te nel giorno vivente,
quando nella morta notte la tua bella ombra imperfetta,
attraverso il greve sonno, su ciechi occhi posa!

Tutti i giorni sono notti a vedersi, finché non vedo te,
e le notti giorni luminosi, quando i sogni si mostrano a me.

William Shakespeare, Sonetto 43

Spiaggia d’estate

cropped-scrivo-sulla-sabbiaCome un bimbo
che disegna sulla sabbia
sei tu.

Segni che sembrano eterni
nella mia anima,
solchi profondi,
ferite aperte.

Come le onde,
impetuose e inarrestabili,
le tue mani.

Mani calde,
mani che non si fermano,
mani che esplorano.

L’acqua cancella i segni.
L’acqua cancella le ferite.
Come il tempo lei è.

L’estate finita.
L’amore andato…
ma le ferite nella mia vita
il mare non ha cancellato

 

———>   E’ uscito il mio quarto libro: La persistenza della memoria:

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Questo testo è di Proprietà intellettuale di Alessandro Bon può essere usato solo citando l’autore Creative Commons Attribuzione – Non commerciale – Condividi allo stesso modo 2.5 Italia License.

Forte (Alessandro Bon)

 Autore: Mihai Criste

Autore: Mihai Criste

Costruire dighe,
per fermare fiumi agitati.
E vederle abbattere
dalle tempeste.

Tessere ragnatele,
per imbrigliare venti feroci.
E vederle spazzare via
da un tornado.

Fare di tutto
per sentirsi difesi.

Guardarsi allo specchio piangendo,
ma rendersi conto
di essere sempre più forti.

 

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Non conosciamo mai la nostra altezza (Emily Dickinson)

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Non conosciamo mai la nostra altezza
finché non siamo chiamati ad alzarci.
E se siamo fedeli al nostro compito
arriva al cielo la nostra statura.

L’eroismo che allora recitiamo
sarebbe quotidiano, se noi stessi
non c’incurvassimo di cubiti
per la paura di essere dei re.

Farfalle

1010621_10207113878798049_6746883006350626697_nFiori ricoprono i prati
e di essi le farfalle,
candide creature,
si nutrono e vivono.

I fiori sbocciano,
timorosi di Dio,
e aspettano l’amore,
vero frutto della giovinezza.

Perché debbo sbocciare,
perché debbo vivere,
perché debbo dare frutti
se non ho nessuno da nutrire?

I fiori più belli, a volte,
non profumano,
non hanno colori sgargianti,
ma attendono farfalle…

Per poter sbocciare.

 

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Angoscia

Non vengo questa sera per il tuo corpo, o bestia
Che i peccati d’un popolo accogli, né smuoverò
Nei tuoi capelli impuri una triste tempesta
Sotto il tedio incurabile che versa il mio bacio:

Chiedo al tuo letto il sonno pesante, senza sogni,
Librato sotto il velo segreto dei rimorsi,
E che tu puoi gustare dopo le tue menzogne
Nere, tu che del nulla conosci più che i morti.

Poiché il Vizio, rodendomi l’antica nobiltà,
M’ha come te segnato di sua sterilità;
Ma mentre nel tuo seno di pietra abita un cuore

Che crimine o rimorso mai potrà divorare,
Io pallido, disfatto, fuggo col mio sudario,
Sgomento di morire se dormo solitario.

La rosa bianca

10441968_10204351594737820_6436489457193511987_nAppoggiasti la tua rosa al mio cuore,
era bianca, come la tua carnagione,
aveva spine come il tuo carattere.

Segnasti i miei giorni,
di profumi intensi,
ed intense sofferenze.

Stringesti forte la tua rosa,
conficcando spine nel mio cuore,
e vi rimasi ferito.

Ora la tua rosa è rossa,
come le lacrime che ho pianto,
come te quando ti ho detto:

addio….

 

 

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