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8 Caino disse al fratello Abele: «Andiamo in campagna!». Mentre erano in campagna, Caino alzò la mano contro il fratello Abele e lo uccise. 9 Allora il Signore disse a Caino: «Dov’è Abele, tuo fratello?». Egli rispose: «Non lo so. Sono forse il guardiano di mio fratello?». 10 Riprese: «Che hai fatto? La voce del sangue di tuo fratello grida a me dal suolo! 11 Ora sii maledetto lungi da quel suolo che per opera della tua mano ha bevuto il sangue di tuo fratello. 12 Quando lavorerai il suolo, esso non ti darà più i suoi prodotti: ramingo e fuggiasco sarai sulla terra». Genesi 4,8-12

Il mito di “Caino e Abele” ci da due fondamentali insegnamenti: Caino va punito, e Abele va ricordato. Ma oggi, nella civiltà post Beccaria, Caino e Abele come vengono trattati?

Seguendo i fatti di cronaca recenti ho come l’impressione, per usare un eufemismo, che ci sia un maggiore impegno da parte della comunità di tutelare Caino che Abele. Avete mai assistito ad una manifestazione per la commemorazione di una vittima di un reato? E’ rarissimo che avvenga un atto pubblico che cerchi di far ricordare Abele, ma è sempre più in voga la moda della tutela dei diritti di Caino.

E’ terribile vivere in una società in cui la vittima è dimenticata così velocemente, e che obbliga i familiari a lottare per non far cadere nell’oblio la memoria della violenza subita dal congiunto. Trasmissioni TV, autori, intellettuali, persone semplici e politici, sono molti i volti di chi si impegna da sempre per la tutela di Caino. Ma mi chiedo perché? Qual’è il fascino, feroce ed assurdo, che recita un assassino, uno stupratore, un criminale? Perché si è persa la capacità di condannare moralmente e fisicamente il reo?

Non so se aprire il cuore alla sete di vendetta sia un fatto positivo, ma credo fortemente che chiunque compia reati davvero efferati meriti una condanna esemplare, e soprattutto la totale assenza di perdono da parte dello Stato. Io sto con i protestanti, che rifiutano la confessione come mezzo attraverso cui cancellare i peccati! I peccati, o atti criminosi, devono far parte per sempre del bagaglio di esperienze di un uomo, e la società deve essere capace di dividere fra chi merita una seconda chance e chi no.

Non la merita il pedofilo, colui che uccide per ferocia o indifferenza alla vita, chi maltratta le donne, chi trasforma la propria vita in un atto di tortura per altri.

Non chiamerei Caino, chi si droga, beve, e cade nell’oblio, sono persone che vanno aiutate. Caino è feroce, cattivo, ripetitivo nei suoi reati, nelle sue aberrazioni… Caino deve essere emarginato. E la reiterazione del reato non deve essere considerata una colpa della società che è venuta a mancare ma della indole di Caino stesso.

Spendiamo il nostro tempo per star vicino ad Abele, o a chi si è visto portare via l’affetto. Stiamo con loro, che non hanno mai una seconda possibilità, perché dopo qualsiasi violenza, anche se non mortale non c’è resurrezione, ma solo sopravvivenza.Le mani, i gesti di Caino restano per sempre sul corpo di Abele… ma vengono facilmente dimenticati dalla società, impietosita dalla punizione di Caino… Si cade troppo spesso nell’errore di scambiare un carnefice per una vittima… e il vittimismo del coccodrillo per vero pentimento…Lasciate Caino ai suoi demoni, e alle sue punizioni, e abbracciate forte il “Mito di Abele” : l’uomo giusto che si vede tradire dal fratello infame.

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