Tolleranza passiva VS Tolleranza Attiva

« Dato che non penseremo mai nello stesso modo e vedremo la verità per frammenti e da diversi angoli di visuale, la regola della nostra condotta è la tolleranza reciproca. La coscienza non è la stessa per tutti. Quindi, mentre essa rappresenta una buona guida per la condotta individuale, I’imposizione di questa condotta a tutti sarebbe un’insopportabile interferenza nella libertà di coscienza di ognuno. .» (Mahatma Gandhi).

« La tolleranza illimitata porta alla scomparsa della tolleranza. Se estendiamo l’illimitata tolleranza anche a coloro che sono intolleranti, se non siamo disposti a difendere una società tollerante contro gli attacchi degli intolleranti, allora i tolleranti saranno distrutti e la tolleranza con essi. .»(Karl Popper)

Il Sasso (poesia)

Il destino mi ha depositato

in riva al mare, le onde

mi ricoprono d’acqua,

ma, poi, mi abbandonano

solo al mio destino.

Esse mi segnano il corpo,

e l’anima, lasciando tracce

del loro passaggio, come

barbari invasori

che mi fanno sentire vivo. Continua a leggere “Il Sasso (poesia)”

Pacifismo e pacificatori

« La non violenza attiva non è pacifismo, è ben altra cosa. Ho cominciato leggendo Gandhi, Martin Luther King, Milani, Mazzolari e questi mi hanno aiutato a capire che era stato Gesù di Nazareth a praticare per primo la non violenza in quella Galilea schiacciata dall’imperialismo romano. Vi vorrei pregare, con tutto il cuore, di avere il coraggio di una scelta radicale di non violenza. Questo sistema è violento per natura. Noi dobbiamo costruire un sistema non violento, una civiltà della tenerezza.» (Alex Zanotelli).

« Una società che è capace di produrre concetti come «antiamericano» e «peacenik» — di trasformare cioè «pace» in una parolaccia — si è spinta molto avanti sulla strada dell’immunizzazione degli individui da qualsiasi richiamo umano. La società americana ha raggiunto uno stadio di immersione pressoché totale nell’ideologia. L’impegno è sparito dalla coscienza: in quali valori può credere una persona sensata? Gli americani sono semplicemente «pragmatici» e sono convinti di dover condurre gli altri a questa felice condizione.»
(Avram Noam Chomsky).»

Abraham Lincoln VS George Smith Patton

« Noi non siamo nemici, ma amici. Noi non dobbiamo essere nemici. Anche se la passione può averci fatto vacillare, non deve rompere i profondi legami del nostro affetto. Le corde mistiche della memoria risuoneranno quando verranno toccate, come se a toccarle fossero i migliori angeli della nostra natura. »
(Abraham Lincoln)

« Se si arrendono quando tu sei a due-trecento metri da loro, non badare alle mani alzate. Mira tra la terza e la quarta costola, poi spara. Si fottano, nessun prigioniero! È finito il momento di giocare, è ora di uccidere! Io voglio una divisione di killer, perché i killer sono immortali! »
(George Smith Patton).»

La necessità di costruirsi un nemico. Come il potere genera consenso. Il “Casus belli” Libia

« Higgins: Il problema è economico. Oggi è il petrolio, tra dieci o quindici anni il cibo, plutonio, e forse anche prima. Che cosa pensi che la popolazione pretenderà da noi allora?
Joe: Chiediglielo.
Higgins: Non adesso, allora! Devi chiederglielo quando la roba manca, quando d’inverno si gela e il petrolio è finito, chiediglielo quando le macchine si fermano, quando milioni di persone che hanno avuto sempre tutto cominciano ad avere fame. E vuoi sapere di più? La gente se ne frega che noi glielo chiediamo, vuole solo che noi provvediamo. »
(Dialogo tra Higgins a Joe nella parte finale del film I tre giorni del Condor”)

Non so quanti di voi abbiano letto “1984” di George Orwell, ma credo che questo romanzo sia un vero e proprio saggio di sociologia che dovrebbe esser studiato nelle Università da quei docenti che vogliono aprire la mente dei loro studenti sull’attualità dei suoi contenuti in un periodo storico che ripropone il neocolonialismo francese e l’invenzione continua di nuovi nemici.

Spesso l’attenzione del lettore si sofferma sul controllo del consenso che il “Big Brother” impone al proprio popolo, ma vorrei invitarvi a riflettere sulla conquista del potere attraverso la creazione di nemici, spesso immaginari, o troppo lontani per noi per poter essere un reale pericolo per la nostra società. Guerre che nascono anche grazie ad azioni di guerra contro le proprie truppe, con attentati causati da organi militari segreti il cui scopo è pilotare la politica interna di altri stati. Il paradosso del complotto, quella sottile ombra che si stende su ogni conflitto, che ha sempre il gusto aspro della guerra pilotata. In fin dei conti anche in “1984” venivano raccontati dei bombardamenti “autoinflitti” da parte del Governo di Oceania, il cui unico scopo era quello di fingersi in guerra con le altre due potenze mondiali. Continua a leggere “La necessità di costruirsi un nemico. Come il potere genera consenso. Il “Casus belli” Libia”