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Esiste un’arte, un’arte che viene citata dai più colti, un’arte che piace a tutti, ma che nessuno finanza, neppure comprando libri degli autori preferiti. E’ difficile essere un poeta, è difficile perché per esserlo devi avere un passato fatto di sofferenze, lacrime, amori sofferti, mancanza di affetti… e una vita che di solito nessuno si augura di vivere.

Alda Merini era povera. veniva sempre citata da migliaia di estimatori… decine di volte il numero dei suoi “finanziatori”, dei suoi lettori. Perché un poeta è un corpo oltre che un’anima, e un corpo ha le stesse necessità sia che appartenga ad un uomo della strada che al poeta stesso.

Quante lacrime ha dovuto versare il poeta per vedere il foglio bianco riempirsi di parole eterne, quel foglio che si scrive da solo, spesso in pochi secondi, ma che è il risultato di migliaia, milioni di secondi improduttivi, quelle parole che sono tue figlie, o meglio non le parole che appartengono alla lingua del tuo paese, ma l’ordine, il ritmo, le sensazioni che esse generano sono tue, solo tue, e se queste sanno essere d’ispirazione ad altre persone, tu sei ancora più felice, perché sai che hai saputo dare amore. Ma la poesia è un figlio, e ce ne sono tanti di figli, ma solo abbracciando il tuo ti senti orgoglioso e padre, e anche quando lui, o lei, saprà dare piacere carnale al suo compagno, resterà il fagottino appena uscito dalla madre, quel tenero esserino che ti da una sensazione che mai saprai dimenticare.

Togliere la paternità a un poeta del proprio scritto è togliere un figlio dalle braccia del genitore, non dargli la gioia che esso è diventato più o meno importante è togliergli un pezzo della sua vita. Tutti scriviamo per soddisfare le nostre anime, ma tutti sogliamo di essere ricordati per ciò che scriviamo.

Mi son sempre chiesto Martha Medeiros quando si vide strappare dal grembo la sua poesia più famosa, “Ode alla vita“, che venne attribuita dalla rete a Pablo Neruda con il falso titolo di “Lentamente Muore”. Il brivido alla schiena, l’emozione che avrà provato a scriverla, l’amore per la figlia…. scomparsi, perché un ignorante, o più, hanno iniziato una vera campagna di disinformazione su internet, e perché molti, troppi, li hanno seguiti senza informarsi di chi fosse l’autore. Ma la pugnalata è stata forte per l’animo della poetessa, che non conosco ma posso immaginare, perché si è creduto a questa attribuzione non per sola ignoranza, ma anche perché la poesia “era troppo bella per non essere del grande Neruda”.

Un fatto simile, nel mio infinito essere un piccolo autore è successo a me, con la fiaba “Il Bambino che scriveva sulla sabbia”, uscita su facebook ai primi di gennaio 2010, e copiata da moltissimi poi, senza darmene la paternità. E quando l’ho richiesta ho ricevuto da pochissime persone risposta. E la mia bambina mi è stata sottratta. Così, mi son sentito dire anche che era stupido a chiederla, in quanto non ci guadagnavo nulla, che l’avevo scritta per me, mica per farci soldi, che le belle cose vanno donate e rivendicarne la paternità è stupido…

Il 21 maggio Tiziano Scarpa mentre ritirava il premio “Cafoscarino dell’anno” raccontò un aneddoto, racconto di quando andò a rinnovarsi la Carta di identità e alla sua affermazione di essere uno scrittore, l’addetto all’anagrafe rispose: “e io sono una ballerina.”

Abbiate rispetto per il poeta, non chiede altro di essere padre, o madre, di ciò che scrive, perché mantenersi scrivendo non può, ma almeno vedere ciò che scrive crescere con lui sì. Amate chi scrive, e ricordatevi che ogni sua parola è un’emozione per voi, ma una galassia di sentimenti per lui. 

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